Terzo Tempo - I AM CALCIO LECCE


Terzo Tempo

Alessandro Florenzi
Alessandro Florenzi
ItaliaSerie A

Questa è la storia di un uomo che con la palla era bravo a giocare.

E' la storia di un uomo che senza nonna non poteva stare.

E' la storia di un uomo di Serie A, Nazionale e talento.

E' la storia di un uomo che non dimentica da dove viene e che trascorre il suo terzo tempo laddove gli hanno permesso di iniziare il primo.

Attorno alla città di Roma capitale, tra Vitinia ed Acilia, cresce un bambino che ancora non sa che diventerà un campione, Alessandro Florenzi. Classe 1991, nel centro sportivo di San Giorgio mamma Luciana e papà Luigi gestiscono il bar-pizzeria.

Alessandro inizia a tirare i primi palloni tornando da scuola e proprio a San Giorgio Acilia inizierà a giocare a calcio per 6 anni di fila. Alessandro, come tanti tra i suoi coetanei e tifosi romani, ha un sogno a cui pensa ogni volta che torna da scuola o la sera prima di addormentarsi. Insieme al suo migliore amico Emanuele Propizio -oggi attore, comparso anche nei film di Carlo Verdone- pensa a quanto sarebbe bello essere Francesco Totti o per lo meno, incontrarlo.

Alessandro, proprio come er pupone si trasferisce  a Lodigiani, è conteso tra le giovanili di Lazio e Roma poiché il suo piede si scopre essere gajardo. Alessandro però non ha dubbi e ricorderà per sempre il momento in cui esce dall’ ufficio di Bruno Conti con un sorriso stampato sulle labbra ed un sogno in tasca, un sogno con il cuore giallo rosso.

Ale si allena al Tre Fontane, solo dopo passerà a Trigoria, a guardare da lontano i suoi campioni. Raccatta le palle mentre la Roma gioca, la passa ai giocatori durante i match, fu celebre la frase di suo papà: Pensa se un giorno dovessi passare la palla a Totti con i piedi, anziché con le mani”. Il suo allenatore, un certo Andrea Stramaccioni crede che più che un numero 10, il suo ruolo vincente sia il centrocampo e starà proprio lì  per tutta la Primavera, vincendo anche il campionato.

Compie vent’anni, sembra tutto l’inizio di un sogno. Con la lupa sopra il petto esordisce tra i professionisti contro la Sampdoria, l’anno in cui i Doriani retrocedono in Serie B. Al 40’ minuto del secondo tempo Claudio Ranieri allora allenatore lo chiama, il destino lo vuole al posto di Francesco Totti che lo guarda, in silenzio mentre esce dal campo per dargli il cambio. Quel sorriso che tutti noi conosciamo, come un "in bocca al lupo" senza bisogno di aggiungere nient’altro. Si sente solo il battito del cuore di Alessandro. 

La stagione successiva è l’anno delle svolte giallorosse: nuova proprietà, Baldini come Direttore Sportivo e Luis Enrique come allenatore, tutti pronti per “er progetto” capitolino. 

Florenzi andrà però al Crotone, in serie B, divenendo titolare di 11 gol mentre Ciro Ferrara lo convoca per l’Under 21 nella Nazionale azzurra.

Nel 2012 a Roma torna Zeman che lo di chiama immediatamente in capitale: con la maglia numero 48 esordisce contro il Catania, la partita successiva sarà quella contro l’Inter, 90 minuti di storia calcistica, la memorabile partita di Alessandro Florenzi. 

Forse se al bar di San Giorgio se gli avessero raccontando cosa sarebbe successo non ci avrebbe creduto. Così recita la cronaca “Totti lancia un pallone al centro dell’area, pronto Florenzi di testa ad insaccare. È gol per la Roma!”.

Chissà come ci si sente a ricevere l’assist vincente dal proprio campione d’infanzia, chissà cosa si sente nel fare gol per la tua squadra del cuore, ad esultare, a gioire, a pensare che è davvero tutto possibile. La partita verrà vinta dalla Roma e per Alessandro diventa tutto un divenire: Prandelli lo convoca in nazionale esordendo contro la Francia, con la Roma diventa capitano dopo l’addio di Totti e di De Rossi e in giallorosso colleziona 279 presenze, 32 assist e 28 gol, tre dei quali impossibile dimenticarli. Quello segnato contro il Barcellona in Champions League, quello contro il Genoa (in rovesciata) e quello contro il Cagliari che oltre al gol ricordiamo l’abbraccio a nonna Aurora, sua prima tifosa.

Dopo essere tornato a Roma per otto anni Valencia lo prende in prestito così come il Paris Saint Germain vincendo Coppa e Supercoppa di Francia. È il 2021 l’anno in cui con la Nazionale azzurra di Roberto Mancini diventa campione d’Europa. Nello stesso anno arriva al Milan giocando 77 partite in 4 stagioni vincendo lo scudetto tra infortuni, carisma e tenacia. 

Svincolato dai rosso nero da fine giugno, a 34 anni decise di lasciare il calcio. Forse spinto anche dai numerosi infortuni tra cui l' ultimo, importante, pesante, difficile, la rottura del legamento crociato, difatti con il Milan fece solo una partita nell’ultima stagione.

L’annuncio del ritiro arriva con un messaggio pubblicato su Instagram in cui ringrazia tutti: famiglia, compagni, “le persone che lavorano silenziose dietro le quinte”, allenatori ed il suo procuratore Alessandro Lucci divenuto un caro amico.

Commozione, sentimenti ma anche la consapevolezza di chi ha deciso. Un saluto al calcio.“Grazie di tutto amico mio. Mi hai insegnato ad amare tutti i tifosi, dal primo all’ultimo senza eccezione. Ognuno di voi mi ha spinto a migliorare e ognuno di voi mi ha aiutato a risollevarmi dalle cadute che fanno parte di questo sport come della vita: vi sono davvero grato”.

Nella periferia di Roma c’è un campo di calcio dedicato a Francesco Valdisseri, diciottenne vittima di un incidente stradale nel 2022. Camminava nel marciapiede e fu investito da un’automobile che viaggiava a forte velocità. Si narra che in un caldo giorno di agosto dell’estate scorsa, un gruppo di ragazzini stava giocando proprio in quel campo, si avvicina Alessandro Florenzi, l’ex capitano della Roma, lì non per caso, ed aggrappandosi alle rete con le mani chiede: «Posso giocà co' voi?». 

Florenzi non si è mai dimenticato una volta di essere Alessandro. Cresciuto nell’Agro Pontino con la fortuna di essere arrivato ad amare un sogno ma senza dimenticarne le origini.

E come una storia della storia Francesco Camarda dedica il suo primo gol con la maglia del Lecce al suo amico Florenzi. Un gol che profuma di rivalsa, un gol che come dice Alessandro vale come “Tutto arriva nel momento giusto, ti voglio bene testone”.

Non dimenticatelo mai, la vita è quella cosa che accade dopo il terzo tempo.

Alice Previtali

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