Il calcio d'inizio della vita - I AM CALCIO LECCE


Il calcio d'inizio della vita

Game over
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Da dove nascono i calciatori? I calciatori, gia da piccoli sono consapevoli che diverranno tali? Calciatori, si nasce o lo si diventa? Beh, non c’è dubbio sul fatto che alcuni calciatori nei nove mesi nel grembo materno abbiano avuto un pallone da calcio o che altri abbiano avuto una vocazione, vedi Ibrahimovic pilastro del taekwondo svedese o Rooney punta di diamante della boxer d’oltremanica, oggi grandissimi calciatori. Nel calcio avere talento e bravura non basta, poiché avere delle qualità e non lavorarci sopra vuol dire lasciarle marcire, per questo bisogna limarle e dargli forma per poi alla fine crearsi uno stile. Tutto ciò lo si può conseguire con gli allenamenti, quindi con ‘sangue’ e sudore e anche con la voglia, scaturita dall’inseguimento del sogno di diventare quello o quell altro. Oltre all’aspetto fisico è importante anche quello dell’anima, quindi il rispetto dell’avversario, oggigiorno chiamato fair-play, che non viene da solo, ma lo si impara quando si inizia a giocare per strada partendo col fermarsi e buttare la palla fuori quando c’è un avversario a terra, passando col chiedere scusa dopo un fallo e finendo col salutarsi e darsi la mano a fine partita (nel rugby, in questo sono anni luce avanti). Dal punto di vista mentale è essenziale lasciare tutti i pensieri, positivi o negativi che siano, fuori dalla porta del centro sportivo o del campetto dove si dovrebbe giocare. Così facendo, a mente vuota sarà più facile vivere al massimo e immergersi del tutto nell’allenamento o nella partita, perché prima di calciatori si dovrebbe essere uomini. Una pecca di parecchi calciatori è il fatto di non saper perdere, di non saper accettare la sconfitta, invece bisogna imparare sia dalla sconfitta sia dagli errori oggetto di essa. Ma soprattutto bisogna sapersi prendere le proprie responsabilità, o meglio le responsabilità delle squadra, poiché non resterai mai da solo ne da vinto ne da vincente, è la legge della squadra, di una vera squadra. Una cosa che mi fa pensare è il fatto che parecchi miei coetanei si sono ‘bruciati’ o perché hanno iniziato a fumare e a bere o perché si sono arresi alla costanza e all’impegno che richiede il calcio, limitandosi a guardarlo alla TV, perlopiù a pagamento, dato che ormai pochissime partite vengono trasmesse dalle emittenti non a pagamento. Infine, vorrei mandare un messaggio a tutti i genitori: lasciate sbagliare i vostri figli, gli arbitri e gli allenatori, perché loro vivono il momento, quel momento in cui arriva la palla e devi decidere che fare, il momento in cui c’è un fallo e non sai se fischiare, quel momento in cui stai di tre reti sotto e non sai che cambi fare.il calcio è lo sport più bello, ma anche il più criticato a causa di corruzioni, ma a me e a quello come me che amano il calcio, il gusto di sentire il ‘tic-tac’ dei tacchetti nello spogliatoio non ce lo leverà mai nessuno.

Pietro Ramadhi